{"id":225,"date":"2023-03-29T09:50:17","date_gmt":"2023-03-29T09:50:17","guid":{"rendered":"https:\/\/giacomostipitivich.com\/?p=225"},"modified":"2023-03-30T09:37:04","modified_gmt":"2023-03-30T09:37:04","slug":"istanbul-costantinopoli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/giacomostipitivich.com\/?p=225","title":{"rendered":"Ricordo di Istanbul"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Marco Polo, una crociata nata male e gli ultras pi\u00f9 particolari di Turchia.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>\u201cLeone di Venezia, leone di San Marco, l\u2019arma cristiana \u00e8 al varco dell\u2019oriente, dai porti di ponente il mare ti ha portato i carichi di avorio e di broccato [\u2026] Leone di San Marco, leone del profeta, ad est di Creta corre il tuo Vangelo, si staglia contro il cielo il tuo simbolo strano, la spada, e non il libro, hai nella mano [\u2026] Terra di meraviglie, terra di grazie e mali, di mitici animali da bestiari, arriva dai santuari fin sopra all&#8217;alta plancia, il fumo della ganja e dell&#8217;incenso. E quel profumo intenso, \u00e8 rotta di gabbiani, segno di vani simboli divini, e gli uccelli marini additano col volo la strada del Catai per Marco Polo\u201d.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Seduto al tavolino di un caff\u00e8 nei giardini sotto palazzo Topkap\u0131 sorseggio un t\u00e8, il primo di una lunghissima serie. \u00c8 caldo, nero e zuccheratissimo. Preferirei una birra ma per quella meglio aspettare la sera. Il vento spira gelido dal Mar Nero agitando le acque del Bosforo ma c\u2019\u00e8 il sole. Sono arrivato da poche ore ma gi\u00e0 sento la potenza del luogo. Dalla tasca un lettore MP3 suona \u201cAsia\u201d di Guccini e dall\u2019Asia mi separano ormai solo poche centinaia di metri. Penso a Marco Polo e, pur sapendo che il paragone \u00e8 improprio, mi sento un po\u2019 come lui. Certo, lui part\u00ec da Laiazzo, l\u2019odierna Yumurtal\u0131k, nel golfo di Alessandretta (quella di Indiana Jones e l\u2019ultima crociata) e in Cina ci and\u00f2 a piedi mentre io ho il molto pi\u00f9 prosaico obbiettivo di raggiungere l\u2019Iran in treno e autobus ma ci\u00f2 non toglie che per un veneziano \u00e8 difficile, alla vigilia di un viaggio verso oriente, non pensare all\u2019illustre concittadino. L\u2019Iran non sar\u00e0 la Cina ma all\u2019epoca mi sembrava comunque un qualcosa di speciale. Ricordo bene quando, insieme al mio compagno di viaggio, decidemmo di intraprendere il cammino. Venezia era avvolta nella nebbia e noi, spritz alla mano, ci dicemmo che fosse una iattura che i talebani e gli americani ci avessero privato della possibilit\u00e0 di visitare l\u2019Afghanistan. Il padre del mio amico era stato uno di quegli hippie che negli anni \u201970, prima che la disgraziata invasione sovietica cambiasse per sempre il volto di quel paese, aveva raggiunto le spiagge di Goa seguendo l\u2019itinerario del Magic Bus che, passando per Istanbul, Mashad, Kabul e Lahore portava orde di giovani capelloni a farsi chilum di ganja e spade di eroina nei vicoli di Kathmandu o nelle assolate coste dell\u2019India. Il ricordo dell\u2019Afghanistan non l\u2019aveva mai abbandonato mentre a noi quel mondo era negato dal folle pretesto statunitense di esportare la democrazia a suon di bombe e da quello, ancor pi\u00f9 inquietante, dei barbuti studenti coranici di riportare il loro sciagurato paese all\u2019et\u00e0 d\u2019oro dei compagni del profeta senza tener conto del fatto che nel frattempo erano arrivati l\u2019illuminismo, la coca cola, i viaggi spaziali e la pressa da stampa. Quindi per noi non ci sarebbe stato nessun Afghanistan. Esisteva per\u00f2 il rischio che quello non sarebbe stato l\u2019unico paese a venirci negato dalle esigenze della guerra all\u2019asse del male. Erano passati solo pochi mesi da quando Bush figlio, accento texano e conoscenze geografiche di un bambino di quarta elementare, aveva annunciato che gli afghani non erano i soli a dover beneficiare dell\u2019esportazione democratica. A loro si aggiungevano infatti gli iracheni, che gi\u00e0 cominciavano a farsela nei pantaloni, gli improbabili nordcoreani e gli iraniani che, Bush probabilmente questo non lo sapeva o, peggio, fingeva di non saperlo, con Al-Qaeda e l\u2019estremismo sunnita non avevano e non hanno niente a che fare.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abAndiamo in Iran prima che ci chiudano anche quello?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>La risposta era stata un s\u00ec convinto. Per decidere di partire a volte non serve altro.<\/p>\n\n\n\n<p>E quindi eccomi a Istanbul, degna prima tappa di un viaggio verso est, con tanto tempo da perdere e una gran voglia di conoscere. Nei giorni successivi mi raggiunge una coppia di amici. Lui, Riccardo, lo conosco da sempre. \u00c8 un fanatico della lettura e della storia, un dottore in archeologia e un viaggiatore di quelli che non amano sedersi sulla spiaggia ad aspettare il tramonto. Con loro ci diamo al turismo militante. Sveglia alle 6:30, colazione abbondante e pedalare. Cisterna della medusa, ippodromo, moschea blu, torre di Galata, castello genovese all\u2019imbocco del mar nero, gran bazaar, moschea di Solimano, museo archeologico e quello, noiosetto, di arte islamica ad ammirare tappeti. A palazzo Topkap\u0131 visitiamo l\u2019harem, osserviamo con malcelato scetticismo i peli della barba del profeta e osserviamo a braccia conserte la sala del Divan con la consapevolezza che tra quelle mura furono prese decisioni che per la nostra citt\u00e0 avevano significato la guerra. Era il quartier generale del nemico, ora \u00e8 un museo. Come molti dei monumenti di questa megalopoli sospesa tra due continenti un tempo erano altro. Nulla \u00e8 statico a Istanbul, a partire proprio dal nome. I coloni megaresi che la fondarono sette secoli prima di Cristo la chiamarono Bisanzio in onore del loro re Byzas, rinominata Costantinopoli dai romani prese poi brevemente il nome di Nova Roma per poi tornare a essere Costantinopoli fino all\u2019<em>hannus horribilis <\/em>(per i cristiani) 1453 quando i turchi la conquistarono rinominandola Kostantiniyye o Istanbul a seconda dei casi. Altri popoli la chiamarono a modo loro: R\u016bmiyya al-Kubr\u0101 o \u201cLa maggiore Roma\u201d per gli arabi, P\u00e2y-i taht o \u201cil piede del trono\u201d per i persiani, Zarigrad o \u201ccitt\u00e0 degli imperatori\u201d per gli slavi e Mikligardur o \u201cgrande citt\u00e0\u201d per i normanni. Nomi importanti per una citt\u00e0 che \u00e8 impossibile non considerare grande come suggerisce anche la lista di aggettivi accompagnati al sostantivo \u201ccitt\u00e0\u201d tra i quali vale la pena annoverare regina, d\u2019oro e millenaria.<\/p>\n\n\n\n<p>Per secoli capitale di un impero greco e cristiano fu preda di una frenesia edilizia sorpassata solo da quella che nel Cinquecento avrebbe contagiato anche gli ottomani. Sulle sponde del Bosforo vennero edificate centinaia di chiese e decine di palazzi di cui oggi resta per\u00f2 solo un ricordo sbiadito. Di quella Costantinopoli restano infatti solo la chiesa di San Salvatore in Chora e la grande basilica di Santa Sofia entrambe trasformate in moschee una volta cambiato il regime. Visitarle, specialmente la seconda, regala emozioni. Il visitatore non pu\u00f2 che restare ammutolito davanti alla grandezza con cui gli imperatori volevano rendere grazia al <em>Salvator mundi<\/em> che ancora oggi osserva i visitatori da dietro un orribile scudo di legno con incise sure del Corano. La basilica \u00e8 l\u2019esempio insuperato di architettura paleocristiana, grande al punto da far impallidire le pur sempre splendide chiese di Aquileia, Roma e Ravenna.<\/p>\n\n\n\n<p>Oltre ai magnifici mosaici, alla poderosa cupola e alle maestose porte la basilica \u00e8 anche luogo di sepoltura di imperatori e sultani ma, per un veneziano, la tomba pi\u00f9 evocativa \u00e8 anche la pi\u00f9 semplice, anonima e nascosta. Per trovarla bisogna salire alla galleria del matroneo dove, su una pietra posta sul pavimento, sono scritte le sole parole <em>Henricus Dandolo<\/em>. Nessuno sa se la tomba sia vera o se si tratti di un falso n\u00e9 se sia vera la leggenda che vorrebbe che, dopo la conquista ottomana, i turchi l\u2019aprirono e diedero le ossa in pasto ai cani ma in fondo non ha importanza. Quello che ci interessa \u00e8 la storia che quella sepoltura racconta, una storia di opportunit\u00e0 e conquista, di avidit\u00e0 e coraggio, di vittoria e di disfatta.<\/p>\n\n\n\n<p>Tutto ebbe inizio al tramonto del dodicesimo secolo quando papa Innocenzo decise fosse giunto il momento di lavare l\u2019onta del campo di Hattin, dove il Saladino aveva sbaragliato i crociati, e di rilanciare la sfida ai musulmani che occupavano la Terra Santa. La chiamata venne ignorata dai sovrani di Francia e Inghilterra all\u2019epoca troppo occupati a farsi la guerra tra loro ma il papa, uomo di grande carattere, non rinunci\u00f2 all\u2019idea. Assoldati i migliori predicatori di Cluny si rivolse direttamente ai baroni di Champagne, Fiandra e Monferrato che, inginocchiatisi, ricevettero l\u2019assoluzione e presero la croce. Innocenzo aveva finalmente il suo esercito, quello che per\u00f2 ancora mancava era un modo di trasportarlo in Palestina. Scartata l\u2019ipotesi di recarcisi via terra, considerata giustamente troppo perigliosa, il pontefice sugger\u00ec ai crociati di richiedere i servizi del pi\u00f9 grande tra i popoli marinari. I veneziani.<\/p>\n\n\n\n<p>Una delegazione crociata, capitanata da Goffredo di Villehardouin che scriver\u00e0 poi una cronaca dell\u2019impresa, si rec\u00f2 a Venezia per un\u2019udienza al cospetto del consiglio e del Doge Enrico Dandolo un ultraottantenne cieco e dall\u2019aspetto patito. Con soddisfazione reciproca venne concluso un accordo, Venezia avrebbe fornito una flotta per trasportare in Palestina i crociati in cambio di 85.000 marchi d\u2019argento. Fin qui tutto bene. Il problema sorse l\u2019anno successivo quando i crociati si presentarono in laguna in numero inferiore a quanto pattuito e senza abbastanza denaro per saldare il conto. Fu allora che emerse la vera indole del nostro Enrico Dandolo. Il doge era furioso. Venezia si era impegnata tutto per varare la flotta per trasportare i crociati e ora rischiava di trovarsi in rovina. La risposta fu spietata. L\u2019intero contingente crociato venne scortato al Lido, all\u2019epoca una lingua di sabbia malarica e disabitata, dove migliaia di soldati vennero tenuti in ostaggio per mesi in attesa che i loro signori trovassero abbastanza oro da ripagare il debito. Da quel momento in poi gli eventi precipitarono. Incapaci di trovare una soluzione onorevole i baroni di Francia furono costretti ad accettare un compromesso offerto dal doge: i veneziani si sarebbero uniti all\u2019esercito crociato in cambio della met\u00e0 dei profitti della conquista e i crociati, per saldare il debito, avrebbero aiutato i veneziani a riconquistare la citt\u00e0 dalmata ribelle di Zara. Tutti felici sembrerebbe. Tutti tranne papa Innocenzo che aveva indetto la crociata per strappare Gerusalemme agli infedeli e non per aiutare una citt\u00e0 cattolica a conquistarne un\u2019altra.<\/p>\n\n\n\n<p>I crociati, pur divisi al loro interno, tennero fede al giuramento e aiutarono i veneziani a domare Zara dove si fermarono a svernare. A quel punto la questione si sarebbe potuta definire risolta e la spedizione avrebbe potuto proseguire verso la Palestina se non fosse stato per un nuovo personaggio la cui comparsa riusc\u00ec ad accendere i desideri di vendetta che il doge e il marchese del Monferrato covavano nei confronti non dei musulmani di Palestina ma dei greci di Costantinopoli. Bonifacio del Monferrato ce l\u2019aveva con i bizantini per una questione di promesse non mantenute e di onore offeso mentre le ragioni del doge erano ancor pi\u00f9 profonde. Vent\u2019anni prima infatti i veneziani, che a Costantinopoli la facevano da padroni controllando intere zone della citt\u00e0, avevano dato alle fiamme il quartiere dei loro concorrenti genovesi. Il Basileus aveva risposto facendo arrestare, nel corso di una sola notte, tutti i veneziani residenti nell\u2019impero e li aveva rilasciati solo mesi dopo e in seguito al pagamento di un salatissimo riscatto. La leggenda vuole che durante quei mesi Dandolo, aggredito a bastonate dagli sgherri dell\u2019imperatore, avesse riportato la ferita alla quale si doveva la sua cecit\u00e0. Che questo sia vero o meno poco importa. Quel che \u00e8 certo \u00e8 che quando il giovane pretendente al trono di Bisanzio, Alessio Angelo, fuggito dalla prigionia in cui l\u2019aveva costretto lo zio imperatore, si present\u00f2 ai crociati proponendo loro mari e monti perch\u00e9 lo aiutassero a riconquistare il trono questi accettarono con gioia. E cos\u00ec una spedizione che si proponeva di strappare la Terra Santa ai musulmani fin\u00ec per muovere guerra all\u2019impero cristiano per eccellenza e a vincerla. L\u2019impresa ebbe del miracoloso. I crociati erano pochi ma determinati i bizantini tanti ma litigiosi e imbelli. Il risultato fu il saccheggio di Costantinopoli e la morte dell\u2019impero. Una storia feroce e affascinante quella del primo sacco della Regina delle citt\u00e0 per la quale rimando chi fosse interessato alla lettura del <a href=\"https:\/\/www.amazon.it\/Regina-delle-citt%C3%A0-crociata-furfanti-ebook\/dp\/B07PXM1RMF\">libro<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p>In attesa del visto iraniano e dell\u2019arrivo del mio amico sperimento la cucina turca. Carne come se piovesse, cozze crude con una spruzzata di limone e salmonella e panini col pesce accompagnati all\u2019ayran, uno yogurt liquido e salato. Una sera, grazie ai genitori dei miei amici che per qualche giorno si erano uniti alla compagnia, ho anche l\u2019occasione di cenare in un ristorante di lusso dove viene replicata la cena offerta secoli addietro per la cerimonia della circoncisione dell\u2019erede al trono ottomano. Sapori elaborati, un misto di dolce e salato che sorprende il mio palato italiano abituato a tenere i due gusti ben separati.<\/p>\n\n\n\n<p>Rimasto solo dopo la partenza dei miei conterranei comincio a frequentare un internet caff\u00e8 dove faccio amicizia con i giovani gestori, tutti ultras del Be\u015fikta\u015f, una delle tre grandi squadre di Istanbul. Con loro esco la sera in locali dove si beve e si balla e dove le ragazze si dimostrano disinibite quanto quelle delle nostre parti e, cosa che mi fece assai piacere, vado a vedere un paio di partite all\u2019\u0130n\u00f6n\u00fc, il grande stadio poco lontano dalle sponde del Bosforo. Il calcio mi piace e da sempre avevo simpatia per il Be\u015fikta\u015f e certo non a causa dei colori sociali (il bianconero lo lascio ad altri) ma per via dei \u00c7ar\u015f\u0131, gli ultras pi\u00f9 particolari di tutta la Turchia.<\/p>\n\n\n\n<p><em>&#8220;\u00c7ar\u015f\u0131 non \u00e8 solo un gruppo riunito a Kapal\u0131&#8230;,<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>\u00c7ar\u015f\u0131 \u00e8 chiunque ami il Be\u015fikta\u015f.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>\u00c7ar\u015f\u0131 \u00e8 un murales disegnato su un treno della metropolitana di New York,<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>una citazione su un muro di Praga,<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>amore scritto su una collina di Erzincan,<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>un dipinto bianco e nero sul muro di un\u2019associazione di Adana,<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>un simbolo del \u00c7ar\u015f\u0131 Ulan su un muro del liceo Galatasaray.\u201d<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>I \u00c7ar\u015f\u0131 sono tutto questo e molto molto di pi\u00f9. Nati all\u2019inizio degli anni ottanta prendono il nome da una zona del quartiere di Be\u015fikta\u015f e sono gli antagonisti turchi per eccellenza. A vedere i loro simboli e striscioni verrebbe da definirli anarchici ma io credo sarebbe pi\u00f9 giusto chiamarli libertari, tolleranti e focosi. La politica centra poco, quello che conta \u00e8 come vivono il calcio: con passione, allo stadio e nelle strade rifiutando la pay-tv e il merchandising ufficiale sia esso firmato Nike o Adidas.<\/p>\n\n\n\n<p>Nella gloriosa curva Kapal\u0131, appena si sparge la voce della presenza di uno straniero, si forma una lunga fila. Strette di mano, baci su entrambe le guance, pacche sulle spalle, un paio di canne, una bottiglia di birra.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci torno tre volte e da allora mi son sempre sentito uno di loro.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cSiamo le voci ribelle delle gradinate, noi siamo \u00c7ar\u015f\u0131\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Il soggiorno dura in tutto tre settimane poi arriva il mio amico e, visto iraniano appiccicato al passaporto, prendiamo il primo dei molti autobus notturni di quel viaggio. Destinazione Cappadocia.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Marco Polo, una crociata nata male e gli ultras pi\u00f9 particolari di Turchia. \u201cLeone di Venezia, leone di San Marco, l\u2019arma cristiana \u00e8 al varco dell\u2019oriente, dai porti di ponente il mare ti ha portato i carichi di avorio e di broccato [\u2026] Leone di San Marco, leone del profeta, ad est di Creta corre [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":219,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_et_pb_use_builder":"off","_et_pb_old_content":"","_et_gb_content_width":"1080","om_disable_all_campaigns":false,"_monsterinsights_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[1],"tags":[],"class_list":["post-225","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-uncategorized"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v26.8 - 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